Metal Italia (Italian)

C’erano grandi aspettative per l’uscita di “Second Life Syndrome”, album che doveva rivelarsi all’altezza del primo, bellissimo “Out Of Myself”. Fortunatamente, il nuovo lavoro dei Riverside si è rivelato degno successore, mostrando come la band polacca sia ben lontana dall’essere un fuoco di paglia passeggero. Il loro progressive rock/metal, figlio dei Pink Floyd più intensi, riesce a tener testa anche a band del calibro di Opeth, Anathema e Porcupine Tree, rivelandosi un vero e proprio caleidoscopio di luci ed ombre. Ne parliamo con Mariusz Duda, bassista e cantante del gruppo, che si rivela interlocutore cordiale e disponibile.

CIAO MARIUSZ, INIZIAMO SUBITO PRESENTANDO LA BAND AI LETTORI. “SECOND LIFE SYNDROME” NON È IL VOSTRO PRIMO ALBUM, MA “OUT OF MYSELF" NON È STATO DISTRIBUITO IN ITALIA, QUINDI MOLTI POTREBBERO NON CONOSCERVI.
“Ok, noi siamo i Riverside e veniamo dalla Polonia. Come hai detto tu, questo non è il nostro primo album, anzi, è il nostro terzo lavoro. Infatti prima di ‘Second Life Syndrome’ abbiamo pubblicato già un album, ‘Out Of Myself’, e un EP, ‘Voices In My Head’, che contiene dei brani inediti più qualche estratto live. In questo periodo siamo molto soddisfatti, perché il nuovo album sta ricevendo degli ottimi consensi dappertutto. Abbiamo iniziato a suonare assieme nel 2001 e tutti quanti provenivamo da realtà molto diverse: Piotr Grudzinski, il nostro chitarrista, suonava un in una band metal, gli Unnamed, mentre il mio background, invece, affonda nel progressive rock più classico e suonavo in una gruppo chiamato Xanadu. Infine il nostro batterista, Mittloff (il soprannome di Piotr Kozieradzki, ndR), faceva parte dei Hate e dei Domain e con loro suonava death metal. Adesso abbiamo anche un nuovo tastierista, Michal Lapaj, che sta facendo un ottimo lavoro. Ci siamo incontrati e abbiamo deciso di dare vita a questo progetto”.

COSA NON HA FUNZIONATO CON IL VOSTRO VECCHIO TASTIERISTA?
“Mah, semplicemente era poco interessato alla musica. Quando c’era da provare era sempre assente, non partecipava in maniera attiva alla composizione e non era nemmeno molto convinto nell’andare in tour. Insomma, sai come funzionano queste cose, non è andata ma è stato meglio così, perché in Michal abbiamo trovato una persona molto professionale e siamo pienamente soddisfatti del suo lavoro”.

IMMAGINO CHE IL PROVENIRE DA MONDI COSÌ DISTANTI SIA STATO UN VANTAGGIO, UN MODO PER INCANALARE STILI E INFLUENZE DIVERSI…
“Sì, è proprio così. Abbiamo avuto la fortuna di provenire da mondi diversi ma, allo stesso tempo, ci siamo trovati subito in sintonia. Per esempio, quando abbiamo incontrato il nostro batterista, abbiamo iniziato a parlare di musica ed è venuto fuori che, sebbene lui suonasse death metal, era anche un grande fan del progressive rock e dei Marillion. Il risultato è stato quindi quello crearsi uno stile di suonare la batteria molto personale e particolare. Quindi sì, sicuramente le nostre influenze ci permettono di dare vita ad un sound che sia il più possibile nostro”.

QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA “OUT OF MYSELF” E “SECOND LIFE SYNDROME”?
“Il nuovo album è sicuramente più heavy e più cupo del precedente. Avrai notato che non ci sono brani acustici o più ‘solari’, proprio perché questo voleva essere un capitolo più opprimente. Credo che si percepisca questa differenza rispetto ad ‘Out Of Myself’, perché ci teniamo a creare sempre qualcosa di nuovo. Allo stesso modo posso già anticiparti che il prossimo album sarà ancora qualcosa di diverso”.

E SAPETE GIÀ COME SARÀ IL PROSSIMO ALBUM?
“Più sì che no. Avevamo in mente fin da subito l’idea di scrivere una storia strutturata in più parti ma, comunque, unitaria. Però non sappiamo ancora bene dove ci porterà la composizione dei brani. Come ti dicevo, vogliamo che sia ancora qualcosa di diverso: ci piace l’idea di stupire gli ascoltatori, ma posso già dirti che sarà un episodio più ottimistico rispetto a ‘Second Life Syndrome’. Confidiamo di riuscire a pubblicarlo verso la metà del 2006”.

ECCO, VISTO CHE SI PARLAVA DI UNA STORIA: SO CHE “SECOND LIFE SYNDROME” È IL SECONDO CAPITOLO DI UNA TRILOGIA/CONCEPT. PUOI RACCONTARCI LA STORIA NARRATA?
“Abbiamo voluto scrivere la storia della ricerca interiore di un uomo. Nella prima parte, il protagonista aveva cercato delle risposte nella vita di tutti i giorni ma, purtroppo, non era riuscito nel suo intento. In questa seconda parte, invece, quest’uomo decide di affrontare tutti i suoi demoni interiori, i suoi ricordi più cupi, in modo da riuscire a trovare il suo vero essere. Alla fine riesce a vincere i suoi ricordi, a tagliare con il passato e ad estraniarsi. A questo punto, nel prossimo album, vedremo dove questo percorso terminerà”.

E INVECE DA DOVE NASCE IL TITOLO?
“È una specie di gioco di parole. Dopo i consensi ottenuti con ‘Out Of Myself’, sentivamo quella che viene chiamata la ‘sindrome da secondo album’. Sai, le pressioni che sentivamo per dare vita ad un album all’altezza del precedente. Così abbiamo fatto un parallelo con il nostro protagonista e di come lui potesse, allo stesso modo, sentire un ‘sindrome da seconda vita’, proprio per la sua decisione di ricominciare da capo. E poi c’era la parola ‘second’, che richiama il fatto che questo è il nostro secondo album”.

QUALI SONO LE TUE INFLUENZE MUSICALI?
“Devo ammettere che le nostre influenze principali non vengono dalla musica: ci lasciamo ispirare da tutto quello che ci circonda, dalle vicende quotidiana, dalle relazioni, dai libri che leggiamo, dai film. Insomma, è la vita stessa ad ispirarci”.

SO CHE SEI UN GRANDE FAN DEI GENESIS. HAI SAPUTO DELLA POSSIBILE REUNION CON PETER GABRIEL?
“Ah, sarebbe meraviglioso! Però non so quanto sarà possibile: tutti loro sono molto impegnati, non se davvero riusciranno a concretizzare questa cosa. E poi Phil Collins non aveva seri problemi di udito e non avrebbe potuto più fare tour?”.

SÌ, L’HO SENTITO DIRE, EPPURE LA COSA SEMBRA ESSERE PARTITA PROPRIO DA LUI.
“Be’, vedremo come andrà a finire. Certo che sarebbe l’avverarsi di un sogno!”.

LA VOSTRA MUSICA È ESTREMAMENTE EMOZIONALE MA, ALLO STESSO TEMPO, CEREBRALE, E IN ESSA NON MANCANO STUTTURE COMPLESSE. RIUSCITE A FAR CONVIVERE BRANI COME “CONCEIVING YOU” E LA TITLE-TRACK SENZA PROBLEMI.
“Sì, è vero, non vogliamo essere una band che si limita ad esprimere solo un tipo di stati d’animo. Noi vogliamo cercare di descrivere ogni tipo di sensazione: i nostri sogni e i nostri incubi, luci ed ombre, urla e sussurri. Vogliamo cercare di creare qualcosa di vario e sempre nuovo, dei prodotti validi sotto ogni aspetto. Lo pretendiamo da noi stessi come se fossimo gli ascoltatori: vedi, è da un po’ ormai che non vengo attratto dalle uscite discografiche. Componendo la nostra musica, cerchiamo di creare innanzitutto qualcosa che possiamo riascoltare con piacere, senza annoiarci”.

PASSIAMO INVECE AL NOSTRO NUOVO CONTRATTO CON LA INSIDE OUT RECORDS. È UNA BELLA OCCASIONE PER VOI...
“Sì, siamo molto soddisfatti di questa grande opportunità. La Inside Out è una grande etichetta, specializzata nell’ambito progressive. Siamo convinti che questa etichetta sia la più adatta per noi. Anzi, ti dirò che fin da quando ci ritrovavamo a fantasticare su un contratto discografico, abbiamo sempre pensato che sarebbe stato fantastico firmare per loro, e alla fine è stato così. Hanno ascoltato il nostro primo album, a loro è piaciuto, ed eccoci qua”.

E INVECE COSA PUOI DIRMI SUI VOSTRI PROGETTI FUTURI?
“Adesso ci concentreremo sul tour, che dovrebbe partire ad aprile/maggio: spero davvero che riusciremo a passare anche in Italia. Abbiamo intenzione di suonare parecchio dal vivo e credo che parteciperemo a qualche festival estivo. Chiaramente, nel mentre, ci impegneremo nella composizione dei brani del nuovo album”.

VI TROVATE A VOSTO AGIO ANCHE NELLA DIMENSIONE LIVE O PREFERITE REGISTRARE IN STUDIO?
“Amiamo entrambe le dimensioni. Come ti dicevo, vogliamo essere una band molto varia, che sappia esprimere diverse sensazioni. Questo è il tipico esempio che mostra le nostre due facce: da una parte il nostro lato più intimista e cerebrale, più attento alle sfumature, in studio; e dall’altra il nostro lato più energetico, più vitale ed aggressivo, nella dimensione live”.

BENE, MARIUSZ, ABBIAMO FINITO! LASCIO A TE LA CONCLUSIONE.
“Vi ringrazio per questa intervista! Spero che potremo incontrarci di persona quando verremo in Italia! Ciao!”.

Interviewee

M.DUDA

Interviewed

Carlo Paleari

Date

2005-11-01
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